Un uomo può cambiare le proprie stelle

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Ero quasi in panico per non sapere cosa scrivere alla ricorrenza di San Sebastiano: come potevo, con a Me le Guardie, fan finta di non ricordarmi del Santo Patrono degli allora Vigili Urbani, nominato tale da Papa Pio XII con le parole “custode di coloro che garantiscono la pubblica sicurezza nelle città, in italia chiamati Vigili Urbani”? E come potevo parlarne senza ripetere essenzialmente le stesse cose dette negli anni scorsi?

Fortunatamente mi è venuta in aiuto Rai Movie ed in particolare il film Il Destino di un Cavaliere, pellicola che, e lo dico con grande orgoglio, rimane e resterà sempre una delle mie preferite, con buona pace di Leone, Chaplin, Kurosawa, Spielberg, Lucas, Kubert, Ford e di tutti gli altri registi ed attori che amo, è proprio ne Il Destino di un Cavaliere, nelle sue musiche rock, nei suoi costumi esasperati, nelle sue armature totalmente anti storiche, nei suoi personaggi pure così stereotipati, che mi rispecchio e in cui rispecchio molti ideali ed idealismi della mia vita. 

Per i pochi che non lo conoscessero, narra di un bambino di origini povere che,affidato dal padre come servo ad un cavaliere, riesce a farsi passare a sua volta per nobile ed a partecipare a diverse giostre, emergendo spesso vincitore e, nel frattempo, a conquistare il cuore di una bellissima – ma davvero – dama (dalle extension viola), e diventare amico dell’erede al trono di Inghilterra, ad avere un nemico giurato e un gruppo di amici fedeli a guidarlo ed aiutarlo, tra cui spiccano un Geoffrey Chaucer magistralmente interpretato da Paul Bettany ed una donna fabbro che marchia le proprie armature con lo stemma della nike.

Inutile dire che l’eroe alla fine riuscirà a diventare nobile, sconfiggere il cattivo, sposare la principessa e “cambiare le proprie stelle” coronando quella morale un po’ stereotipata che vuole che rimanendo se stessi, coraggiosi, coerenti e retti prima o poi si troverà “l’erede al trono” che ci metterà alla pari di chi alla ricchezza o alla nobiltà è arrivato con raggiri, disonestà o per nascita.

Una storia che, a ben vedere, è l’opposto di quella del nostro Santo Protettore: ufficiale della Guardia Pretoriana, prediletto dall’imperatore Diocleziano, scelse di proteggere i cristiani perseguitati e fu per questo condannato a morte, dapprima colpito dalle frecce dei suoi ex commilitoni, poi, miracolosamente sopravvissuto, fustigato a morte. Poteva andargli peggio, visto che ad una nobildonna che lui stesso aveva convertito toccò di finire arrostita viva appesa per i capelli.

Tanto un protagonista era ricco e servo dei potenti, per poi essere da loro scacciato e dai suoi stessi compagni ammazzato, tanto l’altro è povero, con i compagni sempre a fianco ed in grado di elevarsi a potente. 

A pensarci bene, ad immaginarci tutti San Sebastiano,pur essendoci un qualche richiamo alla nostra situazione di eterni capri espiatori di ogni problema sociale, fa ben triste pensare che saremmo ammazzati dai nostri commilitoni: ammettiamolo,San Sebastiano di colleganza ne ha vista poca. Noi, invece, alla faccia dei potenti che ci vogliono disuniti, abbiamo proprio quest’anno intitolato due comandi ad altrettanti colleghi caduti in servizio e ci siamo anche inventati il nostro simbolo, il Pegaso, sotto cui tutti ci riconosciamo anche se non è segnato in alcun documento ufficiale, un po’ come i giovani schiavi che riconoscono in un simbolo l’ ormai sconfitta resistenza nell’ultimo film di Star Wars.

Quello che stiamo facendo, noi Guardie Cittadine, è proprio cambiare le nostre stelle. Le stelle le cambieremo col nostro lavoro, adempiendo al nostro dovere, rimanendo ciò che siamo e forgiando quel che saremo in quanto consapevoli che per questo, e non per il 27 del mese o le multine del sindaco di turno, che abbiamo scelto di indossare la nostra divisa. Una divisa non è solo un abito con cui far rispettare la legge, è soprattutto un simbolo con cui fare ciò che è giusto, anche quando sarebbe più facile obbedire ad un ordine, e questo è proprio San Sebastiano ad insegnarcelo. Troppo facile dire “eh si siamo come lui perché ci tirano le frecce”, “eh si san Sebastiano patrono del vigile urbano hehe”, eh no, la lezione si San Sebastiano è la differenza tra SBIRRO e GUARDIA, tra BRAVO  e POLIZIOTTO, tra un uomo GIUSTO ed un mero esecutore. 

Stiamo forgiando da noi lo spirito che dovrà portarci a diventare quel che meritiamo di essere e questo spirito dovremo forgiarlo continuamente, perché è giusto essere così, e non sperando che prima o poi incontreremo il principe che ci nominerà cavalieri: William, nel Destino di un Cavaliere, combatte perché è se stesso a spingersi a farlo, non perché sa che un giorno avrà occasione di incrociare le lame e guadagnare così la stima del Principe Nero. Non dobbiamo continuare ad essere quello che siamo, a riconoscerci nel pegaso, ad onorare i nostri caduti, a fare il nostro dovere, perché riteniamo che un giorno o l’altro qualcuno si sentirà in debito con noi e ci riformerà, ma perché è giusto essere questo, ed è doveroso voler cambiare le nostre stelle senza pretendere però che qualcuno le cambi per noi. 

Continuiamo quindi a forgiare una nostra storia, un nostro orgoglio, un nostro spirito, alla faccia di chi ci vuole divisi, egoisti, campanilisti, servi sciocchi del politico di turno. Cambiamo le nostre stelle. Cambiamo le Guardie Cittadine e facciamole cambiare. Forgiamoci, senza dimenticare di essere quelli cui è dedicato come protettore un uomo giusto, e di essere in contempo dei poveri che vogliono far capire ai nobili che non è nella ricchezza né nel blasone che si possono dividere gli uomini, le Guardie, i Corpi di Polizia Locale da quelli dello Stato. 

fonte: https://ameleguardie.wordpress.com/

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